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Uno degli alimenti più pregiati che la cucina italiana può vantare è sicuramente il tartufo fresco, un fungo relativamente raro capace di conferire ad ogni pietanza un gusto ed un profumo ineguagliabili. La sua crescita è strettamente collegata a fattori ambientali e stagionali, e la sua coltivazione, ancora allo stadio sperimentale, ne fanno un prodotto estremamente ricercato e costoso.

A tutto ciò si aggiunge che per assaporare appieno le caratteristiche inconfondibili del tartufo fresco, questo andrebbe consumato subito dopo la raccolta in modo da non farlo sciupare perdendone il prezioso aroma. Tuttavia, è possibile seguire dei particolari accorgimenti per fare in modo che il prodotto possa mantenersi intatto almeno per un paio di settimane e poterlo consumare al momento più opportuno.

Sarebbe un peccato, infatti, avere in dispensa un prodotto tanto pregiato e perderne tutte le qualità attraverso un metodo di conservazione errato, ecco perché vogliamo davi qualche utile suggerimento su come conservare il tartufo e dove metterlo per mantenerlo al meglio.

Tartufo fresco: come conservarlo?

Iniziamo col dire che i tartufi vanno spazzolati per bene in modo da eliminare i residui terrosi e poi passati sotto un getto leggero di acqua fresca, avendo però l’accortezza di asciugarli molto bene. Uno dei più antichi metodi di conservazione del tartufo prevede l’utilizzo del riso: vi basta riporlo in un barattolo a chiusura ermetica ricoprendolo di riso, il quale ne andrà a regolare l’umidità evitando che si secchi o che marcisca. Il riso assorbirà l’aroma del tartufo e dopo una decina di giorni, al massimo, potrete gustarvi anche un fantastico risotto.

Un altro buon metodo per mantenere il tartufo e le sue proprietà organolettiche è quello di immergerlo, dopo averlo pulito ed affettato, in olio extravergine di oliva o nel burro fuso, fatto sciogliere a bagnomaria e lasciato poi raffreddare. A questo proposito sarebbe comodo utilizzare delle vaschette per il ghiaccio, trasferendo poi i cubetti congelati in un vasetto a chiusura ermetica da tenere nel freezer.

Tartufo fresco: dove conservarlo?

Una volta apprese le metodologie più idonee alla sua conservazione, vediamo dove mettere il tartufo: nel caso della conservazione nel riso, il barattolo andrebbe posto in frigorifero. Potete agire in questo modo anche senza utilizzare il riso e cioè riponendo il tartufo in un barattolo a chiusura ermetica avvolgendolo semplicemente nella carta assorbente, la quale andrà sostituita tutti i giorni per evitare la formazione di muffe.

Se invece optate per la conservazione nell’olio o nel burro, il tartufo andrà messo in congelatore. Questa rimane la tecnica più utilizzata per conservare al meglio il prodotto e le sue caratteristiche, anche riponendolo semplicemente in un contenitore di vetro o di plastica per alimenti, senza aggiungere altro. In questo modo potrà mantenersi anche per sei mesi, ma dovrete utilizzarlo appena tolto dal congelatore per evitare che diventi gommoso.

Con questi piccoli accorgimenti riuscirete a gustare il vostro tartufo fresco anche a distanza di qualche giorno, ricordando che la durata e la qualità della conservazione dipendono anche dalla tipologia di tartufo: quello nero tende ad essere più resistente rispetto al tartufo bianco, più delicato e quindi facilmente deteriorabile.

2 thoughts on “Tartufo fresco: come e dove conservarlo al meglio

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